lunedì 20 aprile 2015
Dove cessa l'umanità
Io sono sconcertata.
Penso che questi flussi biblici sono inarrestabili e, certo, il problema è complesso, ma affrontarlo semplicisticamente col cinismo e i blocchi non solo è stupido, ma aggrava a dismisura il fenomeno, aumentando solo il numero di morti..
Io propendo decisamente - l'ho già detto in altre parole, in un post di ieri - per una politica di corridoi umanitari e investimenti in accoglienza e per una seria politica internazionale di sostegno alla democrazia e allo sviluppo nei Paesi africani, senza la quale ogni sforzo alla lunga è vano perché non affronta il problema lì dove esplode.
Detto questo, ho trovato interessanti per riflettere, alcuni articoli, uno di Claudio Magris, uno di Gwynne Dyer, e un altro di Igiaba Scego, che linko qui sotto..
"(..)Alla doverosa accoglienza umana di tanti fratelli perseguitati e infelici si oppone e purtroppo si opporrà una difficoltà o impossibilità oggettiva, il numero di questi fratelli infelici, che un giorno potrebbe essere materialmente impossibile accogliere.(..)"
"(..)Il ragionamento dei governi europei è stato che se avessero tolto la speranza di essere salvati dalla marina italiana, sarebbero arrivati meno rifugiati. Quindi se uno sta fuggendo dalla guerra civile in Siria o dall’atroce dittatura eritrea e scopre che il rischio di morire durante la traversata del Mediterraneo è passato dall’1 al 10 per cento, deciderà di rimanere in un paese devastato dalla guerra come la Libia? I governi europei volevano ingannare solo gli altri o anche sé stessi?(...)"
"Mio padre e mia madre sono venuti in Italia in aereo. Non hanno preso un barcone, ma un comodo aeroplano di linea. Negli anni settanta del secolo scorso c’era, per chi veniva dal sud del mondo come i miei genitori, la possibilità di viaggiare come qualunque altro essere umano. Niente carrette, scafisti, naufragi, niente squali pronti a farti a pezzi. (..)"
domenica 19 aprile 2015
Ma che merito c'è
Chi crede, attribuisce magari ad un dio la responsabilità di questa distribuzione e di tutto il resto; chi non ha fede semplicemente la addebita al caso..
Nessun merito hanno i diretti interessati
Con che diritto, dunque, alcuni pensano di negare ad altri la sopravvivenza? In nome di quale superiorità, se non quella di essere nati nel posto più ricco e accogliente?
Che senso hanno le chiusure, i divieti, le barricate? Si può mai arginare il mare?
Il flusso di migranti nel mondo è un mare, impossibile delimitarlo, o prosciugarlo!
Mi chiedo se non sia più sensato, e conveniente, organizzare i flussi legalmente, con viaggi regolari, strutture e forniture di prima accoglienza, indirizzamento professionale e cura dell'integrazione.
Sarò idealista, ma le politiche di chiusura mi sembra inseguano un'utopia irrealistica di un mondo a compartimenti stagni e ottengano un unico risultato certo: il nostro mare pieno di morti!
venerdì 3 luglio 2009
Accozzaglia sicurezza
E così, inoltre, passano inosservate delle norme che pure possono incidere molto nella vita delle persone e che orientano in modo marcato un certo tipo di politiche..Mi riferisco, in particolare, alla politica italiana in materia di droga. Con una semplice modifica al T.U. sulle tossicodipendenze (il D.P.R. n.309/90, già modificato con la l.49/2006, peraltro in concomitanza del decreto sulle Olimpiadi di Torino 2006 !!) vengono severamente aumentate le sanzioni amministrative per chi detiene sostaze stupefacenti per uso personale. Potrà infatti essere sospesa la patente di guida fino a TRE ANNI!! Il tutto nel silenzio e nell'indifferenza della società e senza che un simile orientamento possa dirsi il frutto di un dibattito tra persone competenti in materia!..
Per una panoramica su questa legge arlecchino, vi linko qui sotto il vademecum che ha pubblicato oggli il quotidiano "La Stampa"
http://www.lastampa.it/_we
venerdì 27 marzo 2009
E' un Paese di diritti facoltativi
Non è un Paese per vivere e nemmeno per morire,
ed è un Paese di diritti facoltativi. !!
Una intera legge fatta apposta per tutelare certi diritti (l'autodeterminazione e il diritto alla salute in situazioni delicate come quella del fine vita), che in realtà è solo un pretesto per non tutelarli affatto, questi diritti, anzi per svuotarli di senso, il che è peggio, molto peggio! Siamo un Paese a diritti fondamentali affievoliti e degradati: diritti facoltativi,appunto! Forse per un malinteso senso della libertà?..Libertà di rispettare o di non rispettare i diritti?…!!
Questo ddl sul testamento biologico approvato dal Senato è un meschino furto delle nostre stesse esistenze, una appropriazione truffaldina, arrogante e disumana da parte dello Stato della nostra vita e della nostra morte!
Stamattina Stefano Rodotà su “La Repubblica” titola la sua riflessione così: “Gorge Orwell a Palazzo Madama”.
Stralcio qui qualche passo significativo. Il resto non c’è su Repubblica.it, ma lo trovate a questo link.
“Ricordate George Orwell e la «neolingua» che compare nel suo "1984"? Parole manipolate per soddisfare le «necessità ideologiche» del regime, per «rendere impossibili altre forme di pensiero». (…)Il sequestro di persona, di cui ha parlato ieri Adriano Soffi, ha trovato il suo compimento. Missione compiuta, potrà dire il presidente del Consiglio al cardinale Bagnasco a tre giorni appena dall`ingiunzione dei vescovi a chiudere senza indugi e senza aperture la discussione sul testamento biologico.E con grande amarezza che scrivo queste parole.Non si sta parlando di una vicenda marginale, ma del modo in cui si stanno delineando i rapporti tra le persone ed uno Stato che, abituato da sempre a legiferare sul corpo della donna come «luogo pubblico», rende ora «pubblici» i corpi di tutti, li fa tornare sotto il dominio del potere politico e si serve abusivamente della mediazione dei medici, di cui viene restaurato un potere sul corpo del paziente che era stato cancellato proprio dalla «rivoluzione» del consenso informato. (..)Non è solo una questione di costituzionalità, allora, quella che si è ufficialmente aperta. E una questione di democrazia(il grassetto è mio), perché stiamo parlando del modo in cui si esercita il potere. Sono in discussione il diritto all'autodeterminazione e i limiti all'uso della legge. (…..)Alla maggioranza conviene far sapere che, mentre si arrabattava in tutta una serie di espedienti legali per impedire che avesse attuazione la sentenza della Corte di Cassazione sull’interruzione dei trattamenti a Eluana Englaro, la Corte Costituzionale (sentenza numero 438 del 23 dicembre 2008) scriveva le seguenti parole: «La circostanza che il consenso informato trova il suo fondamento negli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione pone in risalto la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute».(anche qui il grassetto è mio)Da qui bisogna partire già in questi giorni, mentre il disegno di legge passa dal Senato alla Camera. Non è retorica dire che il punto forte è costituito dal sentire delle persone, testimoniato da tutti i sondaggi, da quelli appunto sulle decisioni relative al morire a quelli sull’uso del preservativo, che mostrano non solo una distanza netta dalle posizioni delle gerarchie vaticane, ma soprattutto una consapevolezza profonda della libertà e della responsabilità che devono accompagnare le scelte di vita.”(..)
Il ddl sarà sicuramente legge, e con essa dovremo purtroppo fare i conti. Oltre ad andarcene dall’Italia, o a rifondarla altrove, in qualche mondo parallelo se fosse possibile, qualcosa si deve pur fare, almeno su questo gravissimo attacco ai diritti della persona. Il referendum? Mah..Si, certo..Ma forse lascia il tempo che trova, basta vanificarlo (non raggiungendo il quorum dei votanti), oppure, come, nel caso di quello sul nucleare, semplicemente e banalmente fregarsene, disattenderlo. Questa maggioranza ha un troppo alto senso della sua propria (unica) libertà di fare quello che vuole per farsi frenare da queste cose! Allora mi resta la speranza, fondata su questo assurdo in idem sentire tra Stato italiano e Vaticano,ossia che così come il Vaticano si sta isolando (autoisolando, per meglio dire) dalla gente, dal mondo, dalla maggior parte dell’opinione pubblica, lo stesso accada anche per l’attuale maggioranza che ora ha approvato questo bieco ddl (PdL e cattolici del PD compresi,non tutti, questi ultimi, per fortuna). E , infine, faccio tesoro di quanto affermato da Umberto Veronesi, intervistato da Carmelo Lopapa su “Repubblica.it”, che trovate a questo link. Riporto il “consiglio” del professore di cui cercherò di fare tesoro: “Lancio un vero appello agli italiani. Scrivete il vostro testamento biologico prima che questa legge che lo vanifica entri in vigore. Depositatelo dal medico o da un avvocato o da un notaio, nominando un fiduciario. All'occorrenza, un buon magistrato potrà farlo valere. E i medici, com'è loro dovere deontologico, potrebbero decidere di dar seguito alla volontà del paziente. Io l'ho fatto. Avrà un senso se lo faremo in tanti”.
giovedì 26 marzo 2009
Non è un Paese per vivere e nemmeno per morire
Non è un Paese per vivere.
In Italia non esiste la certezza della pena e questo rende vano ogni discorso, ogni proclama di vedersi garantire quell'ordine e quella sicurezza che TUTTI desideriamo per vivere in pace.
Non è un Paese per morire.
In Italia si rischia di vivere a oltranza, senza diritto ad una morte dignitosa, espropriati anche nell'intimo, a "consegnare" la vita fino alla morte a qualcun altro, lo Stato. E si protteggono più i sofismi e le menate filosofiche e religiose degli esseri umani, reali, concreti, viventi, che soffrono! (interessante l'articolo di oggi di Sofri su Repubblica.it., ma anche, per approfondimenti sul testamento biologico i vari articoli su Micromega, ad esempio questo.)
Fine della riflessione.
Fine perchè io resto, nonostante sarebbe il caso, se si potesse, di rifondare un'altra Italia da qualche altra parte dell'Universo, o magari in qualche dimensione parallela..
mercoledì 18 febbraio 2009
Io spero che sia mezzanotte, ma ci credo poco
Comunque, per metterla sul leggero, senza rinunciare ai contenuti, metto il video di Maurizio Crozza di ieri sera a Ballarò, che avrete sicuramente visto e apprezzato. Non ha dimenticato nulla e la sua analisi di 7 minuti è stata più completa e corretta di quella sbrodolata dai vari ospiti per tutta la durata della trasmissione. Almeno secondo me.
venerdì 24 ottobre 2008
Occupazione

P.S. (delle 20,11) Visto che dal ritaglio si intravede la vignetta di ellekappa, metto pure quella (sempre da "la Repubblica" di oggi). Tanto, se silvio abbonda nelle "minch..te" irresponsabili, perchè non abbondare qui nelle vignette?
venerdì 26 settembre 2008
Dominante e sbrigativo
Allora, ve lo riassumo, riportandone i passi salienti con caratteri colorati (oltreche "virgolettati")
Prima di Michele Serra, circa una settimana fa, Edmondo Berselli, nel suo articolo “Quando la politica diventa un format” (“la Repubblica” del 18 settembre 2008) aveva parlato del semplificare facile proprio della politica dell’attuale governo italiano. Ed aveva individuato nell’espressione “format” quella che meglio ne caratterizza gli orientamenti e le ragioni del largo e duraturo consenso.
La politica sarebbe dunque ormai diventata un “modello” che si propone (o impone) proprio come un “format”, del tipo di quelli delle trasmissioni televisive di successo.
Nel suo articolo, Michele Serra sviluppa le ragioni per cui, se la politica è un “format”, i suoi capisaldi non possono che essere la semplificazione ed il trionfo del pensiero sbrigativo.
Se perciò di modelli conviene parlare, specialmente se “televisivi”, è fuor di dubbio che si ha bisogno di schematizzare. Questo lo ha capito sicuramente il nostro centro-destra (e il suo capo prima di tutti), che si è sempre guardato bene dal complessificare-differenziare-individualizzare-capire-... Ed è sempre andato giù dritto a colpi di decisionismo e divisioni nette della società in “buoni e cattivi”, “fannulloni e lavativi”, “italiani e immigrati”, ecc., con la conseguente stigmatizzazione di capri espiatori, a cui addebitare le ragioni di ogni male italiano, e contro cui scagliare il malessere e la rabbia dei cittadini. Questi, dal canto loro, hanno dimostrato (e dimostrano) fastidio e avversione per qualunque azione e/o teoria che parta, ed accetti, la complessità. La sinistra italiana, invece, ha sempre avuto, come dire? familiarità con la complessità, ne ha fatto la chiave di volta per sostenere le sue tesi interpretative della società.
Beh, stando così le cose, non ha speranze di successo. Ma non è l'insuccesso della sinistra la vittima più eccellente del semplificazionismo generalizzato e imperante.
Il mito della “semplicità” travolge le basi della cultura stessa perchè, ci spiega Serra, riduce ad inutili zavorre, o ad orpelli da salotto, tutti gli elementi critici di comprensione del reale.
“La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell’ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline di sinistra, non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, a rischio di permissivismo sessantottesco. Sono considerate di sinistra perché complicano l’atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un’idea di società iper-garantita e perciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure.
In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale. L'idea-forza (..) è che gli arzigogoli “pedagogici", per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può permettersi. Il vero “taglio”, a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato – una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri – al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un'età dell’oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta “complessità” non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell’uovo.” (..) “Una società che non prevedeva don Dilani, non Mario Lodi, non Basaglia, ovviamente non il Sessantotto, e dunque, nella ricostruzione molto ideologica che ne se ne fa oggi a destra, è semplicemente caduta vittima di un agguato “comunista”. (…) “Se la pedagogia “permissiva” esiste, non è perchè il disagio di parecchi bambini o la legnosità e l’inadeguatezza della vecchia didattica richiedevano (già quarant’anni fa) di essere individuati e affrontati, ma perché quello stesso problema è stato “creato” da un ceto intellettuale e politico malevolmente orientato alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta.”
(..) "il trionfo del pensiero sbrigativo", per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario per il pensiero complicato,(..) per il latinorum castale di politici e intellettuali libreschi, barbogi, causidici, che usano la cultura (e il ricatto della complesità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie "popolari" di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, della lagna sociale sugli immigrati e gli zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi e appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure, in sé, per potersi permettere le "menate" della sinistra sull'accoglienza o il tempo pieno o i diritti dei gay o altre fesserie.
La sinistra ha molto di che riflettere. (...) Se questa destra continuerà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possa sperare di riacquistare prestigio, e una diffusione non solo castale o accademica. Perchè(..) è molto più rassicurante, convincente, consolante pensare che le buone maestre di una volta, con l'ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l'odine e "educare" meglio i bambini ipercinetici, e consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere, perchè è meglio avere consumatori docili (clienti, come dice Pennac) piuttosto che cittadini irrequieti. E' meglio avere certezze che problemi.
E' molto più semplice che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. Il mondo è complicato, l'umanità pure, i bambini non parliamone neanche. Se le persone convinte di questo obblogatorio, salutare riconosciento della complicazione non trovano la maniera di renderla "popolare" (..) vedremo nei prossimi decenni il progressivo trionfo dei semplificatori insofferenti, dei Brunetta, delle Gelmini, delle Palin. Poi la realtà, com'è ovvio, presenterà i suoi conti, sprofondando i semplificatori nella stessa melma in cui oggi si dibattono i poveri complicatori di minoranza. Nel frattempo, però, bisognerebbe darsi da fare , per sopravvivere con qualche dignità nell'Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni, se non per noi per i nostri figli che rischiano di credere davvero, alla lunga, al mito reazionario dei bei tempi andati, quando la scuola sformnava Bravi Italiani, gli aerei volavano senza patemi, gli intellettuali non rompevano troppo le scatole e la cultura partiva dalla bella calligrafia e arrivava (in perfetto orario) alla più disciplinata delle rassegnazioni. Cioè al suo esatto contrario."
Note a margine
La parte "costruttiva" di questa analisi (che non è solo interssante per i contenuti, ma anche per il modo efficace e disinvolto di padroneggiare la nostra lingua e la nostra storia) credo stia tutta in quell'invito a rendere "popolare" la complessità, pena la fine della sinistra e, ancor di più, il suicidio della cultura, quale bagalio critico di conoscenza. Io, almeno interpreto così il messaggio finale di Serra. Ma, allora, se questo è, io, che mi sento di sinistra, ma che non mi riconosco più nei noti uomini politici italiani che la rappresentano, vorrei tanto vedere una rinascita "popolare" della cultura della complessità, a partire dalle istanze egualitarie e democratiche caratterizzanti della sinistra. Pretendo troppo? E, poi, vorrei vedere crescere un associazionismo di sinistra che non sia fatto solo da intellettuali che si parlano tra loro in una atmosfera da cospirazione segreta, come acutamente notava un amico con cui discutevo qualche giorno fa. Vorrei anche vedere, ad esempio, dei siti web di sinistra veramente "vivi", cioè ricchi di contenuti ed accoglienti, aperti a tutti, e non solo a pochi, selezionati "iniziati". Chiedo troppo? Infine, sono d'accordo che la semplificazione della complessità a colpi di accetta è come la quadratura del cerchio, ma vogliamo riconoscerlo, TUTTI, anche Serra, che pure noi "di sinistra" ci siamo rotti le scatole delle esitazioni e degli eccessi di scrupoli di tantissima parte della sinistra? Che anche l'eccesso di complessificazione del reale-complesso è un male che va "curato"? Proprio con la medicina della "popolarita" ? E con quella della "esemplificazione", aggiungo io (che è cosa diversa dalla semplificazione), come farebbe un bravo insegnante, che non solo conosce la sua materia, ma la sa anche "porgere" ai suoi alunni? In modo semplice e possibilmente con esperimenti di laboratorio, che, "tradotto", significa, secondo me, il fare proposte politiche in modo partecipato, tenendo in debito conto le sperimentazioni e le esperienze acqusite?
Io non penso che tutto ciò sia chiedere troppo alla politica, ed alla sinistra in particolare. Anzi. Credo che proprio la rassegnazione al "meno peggio" e il diffuso sentimento di delega abbiano portato alla situazione attuale, per cambiare la quale , io credo, non ci resta che avere fiducia nelle nostre convinzioni, e capacità di essere "popolari", cioè "compresibili" e al fianco della gente.
lunedì 15 settembre 2008
Una lotta contro i mulini a vento
Questo è il "quadro", sconfortante , e vergognoso, dell'Italia dei nostri giorni..E lo so che l'ho già detto altre volte, in altri post..ma purtroppo è ancora questo, e la cronaca più recente ci obbliga a vederlo..
P.S. del 16/9/2008 Dal blog di Giulia leggo e apprendo questa notizia, che anch'io linko qui. Penso che se di una cosa si legge, si sa, e se ne discute, si contribuisce a smontare quel muro di stupidità e di paura che noi "don Chisciotte" ci sforziamo di combattere..
martedì 22 luglio 2008
Fannullona, io, tra tanti fannulloni di stato
Prima di lasciarvi alla lettura, del seguito, premetto di mio, alcune piccole considerazioni.
L’argomento è quello della lotta ai fannulloni nel pubblico impiego. Giusta la lotta. Sbagliato vendere aria fritta (o "gettare fumo negli occhi", o "raccontare le favolette", fate voi). I provvedimenti di Brunetta sono in gran parte solo questo. Come ad esempio l’obbligo della richiesta di visita fiscale fin dal 1° giorno di malattia, che esiste già da molti anni, dal 1994. Semmai sono i soldi per farle (le visite) che mancavano, e mancano. Oppure sono solo piccoli squallidi espedienti per fare cassa, togliendoli a chi è malato, falso o vero che sia, peggio per quello vero, che si arrangi!
Da dipendente pubblica, quale io sono, ci tengo però a dire che mi sento, in questo preciso momento di storia italiana, uno strumento di coesione sociale (tutti uniti contro il nemico comune-dipendente-pubblico-fannullone) nonché una vera “fabbrica di consenso” per chi, prima e meglio di altri, individua “il nemico”. Infine, non posso più dire nemmeno di sentirmi sola. Mi fanno compagnia i rom, e pure i giudici: “nemici”, anche loro, come me, del popolo italiano, e strumenti, come me di coesione e consenso. !!!Ed ora buona lettura. Eccovi il seguito
Così, per esempio, già nel 1920 Salvatore Quasimodo fu assunto a Roma al ministero dei Lavori Pubblici e distaccato al Genio Civile di Reggio Calabria per fare nulla. Il politico che lo raccomandò pensava di legare a sé e alla propria scuderia di partito un povero meridionale senza arte né parte e non certo di formare un premio Nobel per la poesia. E però se peccato vi fu contro la morale pubblica - e non è questione di retorica - non lo commise certo Quasimodo che solo nel gergo brunettiano fu un fior di fannullone, più o meno come quei ventuno impiegati di Reggio Calabria che hanno la sola funzione di registrare la loro inutile presenza in ufficio. Ma, come scrisse Albert Camus, "togliete ad un impegato i suoi documenti da ricopiare e da catalogare e ne farete un accidioso e, all'occasione, un criminale". E difatti psicanalisti, economisti e poeti sanno bene che non esistono persone che hanno per aspirazione il non far nulla. Al contrario, a faticare di più sono appunto quelli che sono stati assunti proprio per non lavorare, che è l'attività di lavoro più dura che possa capitare all'impiegato di concetto, all'intelletuale. E basti pensare ai professori universitari - anche Brunetta lo è - che infatti non si contentano del doppio lavoro ma arrivano al triplo e al quadruplo, con le consulenze, gli articoli, la politica. Insomma, non si capisce perché il doppio lavoro porti lustro e credito sociale al professore universitario e al barone accademico che tanto più è stimato quanto meno si fa vedere all'università, e porti invece decurtamenti dello stipendio, licenziamento, disprezzo, ammiccamenti e smorfie moralistiche all'impiegato di concetto che di sera si trasforma in piccolo muratore. Eppure Brunetta crede di essere il nuovo Falcone italiano perché, nel Paese degli abusivi e degli evasori, dei conflitti di interesse e delle mafie, dichiara guerra al bidello che smonta alle due del pomeriggio e poi, a partire dalle quattro, va a fare le pulizie in un condominio. E vuole licenziare non il barone universitario che porta in cattedra moglie, figli e parenti vari, ma l'operaio comunale che, terminato il normale turno, sale sulla sua Ape carica di attrezzi e gira per le case di campagna, e ora aggiusta un rubinetto, ora monta un lampadario, ora sostituisce un interruttore. Il ministro vuol mettere alla gogna l'usciere del tribunale che usa il proprio tempo 'libero' per lavorare e poi ancora lavorare nello studio di un avvocato o in quello di un notaio o, comunque, dove può. Tanto più che Brunetta finge di stupirsi perché i dipendenti pubblici che vogliono fare il doppio lavoro non accettano il part-time che corrisponde, più o meno, al dimezzamento dello stipendio e dunque della pensione. Ma quale impiegato sano di mente sarebbe disposto a rinunciare a quella metà dello stipendio che forse poi potrebbe, nel migliore dei casi, riguadagnare grazie a un doppio lavoro autonomo che è sempre precario, incerto e talvolta persino virtuale? Ed è bene ricordare che stiamo qui parlando di piccole cifre, di modesti arrotondamenti, di poveri bilanci familiari. E non certo delle ricchezze che, grazie al doppio lavoro, riescono ad accumulare, per esempio, certi medici o certi docenti di diritto amministrativo o ancora molti deputati e senatori, che come ha documentato ieri Tito Boeri, "rendono il mandato ricevuto dagli elettori una fonte di reddito permanente" tessendo una scandalosa ragnatela di conflitti di interesse. Già Antonio Di Pietro quando fu ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi cercò di trattare il pubblico impiego come aveva trattato il Psi di Craxi (e di Brunetta). Di Pietro propose infatti che "laddove - è puro dipietrese - il dipendente pubblico non riesca a giustificare il proprio tenore di vita è meglio disfarsi di costui piuttosto che aspettare che intervenga il giudice penale: sarebbe troppo tardi e poco selettivo". Ebbene, alla fretta etica di Di Pietro è ora subentrato l'iperattivismo di Brunetta che sta cercando di far saltare l'Italia dentro un nuovo cerchio di fuoco. Sogna infatti "negli uffici pubblici la stessa efficienza della Ferrari, della Brembo o di Versace", vorrebbe attizzare uno scontro di civiltà tra fannulloni e iperattivi, tra depressi e nevrotici, tra brevilinei e longilinei, intesi come luoghi mentali e non fisici, per usare la colta metafora che nel 1935 Amintore Fanfani, allora professore di Storia economica alla Cattolica, presentò al dodicesimo congresso internazionale di Sociologia di Bruxelles e che fu così giudicata dal Duce: "E' magnifico ma è troppo lungo". Fanfani leggeva la storia, a partire da quella del pubblico impiego, come lotta tra brevilinei e longilinei, con la tesi che gli iperattivi accumulano e i fannulloni dissipano: da un lato le formiche dello Stato e dall'altro gli eroi dello sperpero e i poeti della decadenza. Quando lavoravo al desk c'era un collega che non stava mai al suo posto dove invece, secondo contratto, avrebbe dovuto passare sette ore e un quarto. E ce n'era un altro che restava al suo tavolo, sempre occupato in qualcosa. Ebbene, tra i due non c'era confronto possibile: era l'assenteista (il fannullone) che, per esempio, quando bisognava fare i titoli, si materializzava e mostrava quel talento che lo ha poi portato a diventare direttore. Ecco: un uomo intelligente come sicuramente è Brunetta dovrebbe capire che in Italia sarebbe più equilibrato sia evitare di santificare il lavoro come faceva Pascoli: "Poco era il giorno e molto era il lavoro / la falce è grande, ma più grande il prato", e sia evitare di dannarlo come faceva Cesare Pavese: "Lavorare offende anche l'aria".
venerdì 18 luglio 2008
Siamo così
Mi è piaciuto tanto, sia per il contenuto, che per il modo ironico con cui è scritto. E poi perchè alcune considerazioni che ci ho trovato, sul tirare la carretta, o la cinghia, se preferite, le faccio anch'io come tanti, ma io soprattutto dopo aver visto l'altra sera l'offerta del pane scontato dopo le 20,00 in un panificio vicino casa...!!! Quanto al resto degli argomenti trattati da Palmisano, su politica, ideali, giustizia, razzismo, ecc...conoscete già i miei "gusti"..Dunque, sommando tutto, non vi meraviglieranno gli "assaggi" che riporto qui di questo bel post, che potete leggere per intero qui.
Io non ho un lavoro. Non ho i soldi per fare la spesa. Non ho i soldi per fare benzina, e quando ce li ho aspetto la sera per andare al distributore, perché dopo le otto la benzina costa meno.
Io non ho una casa mia, e non potrò mai averla. Non ho i soldi per comprarmi dei vestiti nuovi, nemmeno adesso che ci sono i saldi.(..)
Io non ho speranze di vivere in un paese migliore, e non sono d’accordo con nessuno. I miei amici stanno tutti meglio di me e sono felice per loro, ma a volte li invidio, e forse è anche per smettere di invidiarli che spero di avere anch’io, prima o poi, una vita decente.
Io non sto con chi manifesta contro il governo, né con chi vuole dialogarci, dice, “per il bene del paese”. Non voterò più, e non credo più nella democrazia, perché è uguale a tutte le altre forme di governo.
Io non sto con chi protesta contro le discariche e gli inceneritori perché non credo che chi lo fa sia animato da un senso di giustizia. Non credo più nella giustizia, né nella legge, e nessuno potrà mai convincermi che farsi picchiare per impedire la costruzione di una discarica e poi tornare a casa buttando per terra il pacchetto delle sigarette sia un modo per difendere il futuro dei propri figli.
Io voglio avere una vita indifferente.
(..)
Protesterò quando tenteranno di costruire una discarica sotto casa mia; mi arrabbierò quando il governo mi aumenterà le tasse, o quando l’assicurazione della mia macchina costerà troppo. Se mia sorella sarà violentata da un algerino, odierò tutti gli africani, ma nessuno potrà dire di me che sono un razzista. Se mia madre sarà derubata da un siciliano, odierò i terroni, e se il mio migliore amico la ucciderà per rubarle la collana e andare a farsi una pera, allora odierò tutti i tossici bastardi pezzi di merda. Se mio fratello resterà in coma per vent’anni, scriverò al presidente della repubblica per chiedere che sia lasciato morire, e se il prete del mio paese non sarà d’accordo smetterò di andare in chiesa - ma in caso contrario non mi dispiacerà partecipare alle giornate della gioventù e ricevere gli sms di papa B. XVI: «Dio e il suo popolo si aspettano molto da te». Forse, di tanto in tanto, mi capiterà anche di invocare la pena di morte.
Non crederò in niente.
Non avrò idee, quindi non dovrò mai litigare con nessuno. Quando prenderanno le mie impronte digitali per la carta d’identità, non penserò a Orwell, alle bestie marchiate, ad Auschwitz, ma al carabiniere che ieri sera, in televisione, spiegava il provvedimento del governo e godeva come se la giornalista lo stesse masturbando. Mi ricorderò che ogni mia impronta gli farà una sega, e sarò contento per lui.
Quando mi capiterà tra le mani un giornale e vedrò in prima pagina la foto di un calciatore e in ventitreesima quella di un uomo torturato in una prigione cinese, cubana, o statunitense, mi sembrerà una cosa normale. E quando in un film, in un libro, in una canzone, o in una storia che mi racconteranno, sentirò parlare di un uomo diverso da me, che credeva in qualcosa e che ha combattuto per quello in cui credeva, penserò che lo ha fatto per interesse personale, o per protagonismo, o per tutte e due le cose insieme, e saprò di avere ragione.
E se tutto questo non accadrà mai, se non saprò mai conquistarmi una camera con vista sul mondo, allora morirò di fame da qualche parte, o sarò arrestato per aver rubato un’aragosta o per aver attentato alla vita di un uomo importante, oppure mi darò fuoco in un garage o mi impiccherò in piazza san Pietro, sotto il colonnato del Bernini - qualunque cosa, pur di non dar fastidio al cittadino medio, all’uomo che avrei voluto essere, quello che prende duemila euro al mese, paga il mutuo, si lamenta del governo, e la domenica pomeriggio, insieme agli amici, prepara il barbecue nel suo piccolo giardino. Il bastardo.
Si, lo so, ho copiato quasi tutto. E come rinunciare a qualcosa? Condivido tutto.
mercoledì 18 giugno 2008
Non ci sto!
Sarò forse poco originale, di sicuro sono una "qualunque", ma mai "qualunquista", per usare un'espressione usata dall'amico I. il cane di jack nel suo post di ieri, ma io ci tengo a dirlo qui che NON CI STO! Non ci sto a stare, muta, a guardare lo scandaloso uso privato che Berlusconi e compari si permettono di fare dell'Italia! Forse Silvio, con i suoi lacchè (alias i suoi avvocati, e ministri e sottosegretari e parlamentari) pensano che tutti gli italiani siano stupidi, o, quanto meno ciechi fedeli del “Verbo” berlusconiano. Ma non è così, accidenti! Non è così! E io, fin quando posso, lo dico, lo dico, lo dico! Non si può accettare tutto da questa maggioranza di governo sol perchè ha vinto le elezioni!E mi basta essere una semplice cittadina, di media intelligenza e cultura e ignorante in tante cose, per parlare! Chè non bisogna esser per forza giuristi, o docenti universitari per conservare un minimo di capacità critica!
In particolare mi riferisco a questo tentativo di bloccare per un anno i processi per reati non troppo gravi (?!!?) e di dettare al potere giudiziario (libero e indipendente?) la scaletta dei “processi prioritari” da istruire. Ecco, questa mossa furba e truffaldina messa in atto, in totale spregio del principio di uguaglianza dei cittadini e di obbligatorietà dell’azione penale, con un mero “piccolo” emendamento dell’ultim’ora al decreto legge (necessario e urgente?) sulla sicurezza è davvero una mostruosità, talmente enorme che non può passare così “liscia”. Ma dove siamo? In uno stato democratico? O in dittatura? In un moderno stato occidentale, o no? E, ancora, siamo nel 2008, o nel '800? Il capo dello Stato, raggirato per primo, perché il decreto era passato al suo vaglio (sul carattere di necessità ed urgenza) quando ancora non c’era questo “semplice” emendamento, si è incazzato di brutto, giustamente, e di certo, io penso, molto di più di quanto abbia palesato per “garbo” istituzionale. E l’ha detto chiaramente. Ciononostante Berlusconi tira dritto su questa cosa: ha necessità ed urgenza, lui, di non essere condannato per corruzione (in atti giudiziari, e di incaricato di pubblico servizio) e dunque va avanti, come un panzer. Se non si sbriga, il processo Mills, in particolare, potrebbe arrivare, tra due udienze se ho ben capito, in dirittura di arrivo e lui essere condannato. Dunque, per il bene dell'Italia e degli italiani (!!??) si devono bloccare i processi, vedi caso, quelli come il suo! E non importa se, per bloccare il suo, ci vanno di mezzo pure altri processi, come quelli per furto, rapina, violenze, rapimento non a scopo di estorsione..Questi possono attendere: non creano nessun "allarme sociale"!?! Si perchè, con un ragionamento a pensar bene schizofrenico, questi reati sono gravi a seconda del contesto: se si deve "coprire" il presidente del consiglio, e le sue malefatte, allora sono reati la cui condanna può attendere, se invece il contesto è quello urbano, con presenza di immigrati, allora sono gravissimi, anzi "più gravissimi assai" se se a commetterli sono immigrati! Ora io posso anche scusare quelli che il cervello lo hanno "ammollo" da tempo stando ore davanti ai programmi TV Fininvest, (dis)informati per bene da un fido Emilio Fede (un nome, un destino..), e capisco pure che di cervelli non "ammollati" ce ne sono tantissimi in Italia, che pure hanno votato Berlusconi, perchè, pur sapendo chi è, e cosa fa , e cosa ha fatto, lo ritengono, come politico, il migliore a fare il bene del paese..Ma è mai possibile che, per "amore" di Berlusconi si possa accettare proprio tutto? E' mai possibile che si possa accettare che il governo se ne "sbatta" (non mi veniva un termine più educato, mi spiace..) dell'ordine e della sicurezza degli italiani? Per giunta "truffandoli" dicendo loro che si agisce in nome della "sicurezza"??!!?? Ed è mai possibile che l'interesse di uno, uno solo, degli italiani, debba sovraelevarsi fino alle stelle, anche in sprezzo della Costituzione e delle istituzioni dello Stato, in confronto a quello mio, e di tutti gli altri italiani che pure formiamo la nazione, votiamo e paghiamo le tasse? Io mi chiedo come mai non succede una rivoluzione, semmai! Mi chiedo come mai non scoppi uno scandalo mondiale, ma che dico "galattico" con amplificazione mediatica di fronte a tutto ciò! Se penso che in altri paesi, altrettanto europei, e moderni e in questa stessa "era", per molto molto meno, come ad esempio il semplice sospetto di un reato, o una semplice violazione amministrativa, i politici si sentono in dovere di dare le dimissioni, mi ribolle il sangue! E non basta al signor B. tentare un increscioso precedente di un potere esecutivo che, attraverso quello legislativo limita il poter giudiziario (quegli ingenui dei costituzionalisti non ci avevano nemmeno pensato alla eventualità di una simile por..ta!), ma si permette pure di ricusare il giudice del suo processo, con le fantasiose (queste si, davvero) e pretestuose motivazioni trovate da quei furboni dei suoi legali! Di più, la "massima apertura" verso il ritiro di quegli emendamenti sarebbe una "assicurazione" che venga accettata la richiesta di ricusazione! Faceva prima a usare le parole giuste, quelle del ricatto, e dire chiaramente: "O mi evitate la condanna, o io vi blocco tutti i processi come il mio"!..Ma, più o meno..pare lo abbia detto..Che problema ha?..Lui è il padrone, può permettersi questo e altro!!!!
Di fronte a questo quadro, datemi pure della vecchia "nostalgica" sinistroide, la mia idea è che siamo già in dittatura. E che la storia si ripete..Anche con Mussolini avvenne così, il fascismo si affermò e legittimò tra la sottovalutazione dei più "accorti" e la totale cecità dei meno "avveduti"...E non mi consola affatto questa considerazione..,nè, tanto meno, mi rallegra..Non solo, oggi, ho visto i senatori del PD e di IdV che sono usciti dall'aula prima della votazione al Senato del decreto legge in questione..Va bene che il risultato, l'approvazione, sarebbe stato scontato, ma..ecco, dico la mia d'istinto..senza tanto riflettere: io avrei preferito che restassero..Io, al posto loro, sarei rimasta..e avrei votato contro..In ogni caso, a prescindere dalla valutazione "tattica" dell'abbandono dell'aula (non sono un'esperta di queste cose..), mi sembra che l'opposizione, ancora una volta, ahimè, si stia dimostrando debole, inefficace..rasseganata..intimorita.."depressa"..Ma che diavolo,sarebbe ora di fare un casino della mad...na! (scusate..non riesco ad essere garbata..) Proteste di piazza, pioggia di volantini.."occupazioni" di Tv..scioperi davanti al capo dello stato..o davanti, che so, al parlamento europeo!..E, ancora, tra la stessa maggioranza di governo, che fa la Lega? Possibile che anche la Lega, "pura e dura" turlupini i suoi elettori, facendosi complice di Berlusconi in questa cosa? E, infine, e qui mi rifaccio all'ottimo articolo di D'Avanzo su "la Repubblica" di oggi, è mai possibile che un pò tutti si dia già per vinta questa battaglia? E' possibile che la società civile, in tutte le sue espressioni, non ultima una di quelle "forti" come la Confindustria, sia così passiva? Possibile che si pensi sia solo un problema tra governo e magistratura? Che si lasci che i giudici se la" cantino e se la ballino da soli"? Che protestino vivamente solo loro?
..Intanto..io, nel mio piccolo, come una formica, mi incazzo! E parlo! E non mi rassegno!
domenica 8 giugno 2008
Post "locale"..Qui domenica prossima si vota
In Sicilia domenica prossima si vota in molti comuni e province, compreso il mio Comune e compresa la mia Provincia. :-(((( Ecco. Mi tocca quest'altro strazio..Non solo la scelta è quella che è.Non solo il panorama è nero (e lo so che con l'Etna..non poteva essere diversamente..), ma ci tocca pure vedere la boria e l'allegria, l'eccitazione e l'entusiasmo di chi "sta per vincere un terno al Lotto"! Ci sarà da mangiare e da bere per tutti! E tutti costruiranno le loro, e le altrui, case dove e come, e quanto vorranno! E tutti saranno "liberi di arricchirsi", i poveri non esisteranno più e...scorreranno fiumi di latte e miele per tutti!!! Questo è il clima che si percepisce qui! Le recenti elezioni politiche nazionali, e regionali, con il loro noto esito, hanno rinfocolato vecchi "ardori" e fornito nuovi entusiami!!
E non c'è famiglia (purtroppo! ) che non abbia tra il parentado almeno un candidato..L'altro giorno sono uscita di casa (volevo solo fare quattro passi a piedi..) e me ne son tornata indietro dopo cinque minuti perchè già un parente m'aveva lasciato tra le mani una trentina di "santini" (si candida lui, il fratello e pure un altro loro parente..!!!!) Ma nessun ambiente è immune da questa frenesia di "presentarsi alle elezioni"..Ci sono ingegneri e netturbini, professori e studenti, impiegati e artigiani, avvocati e medici, commercianti e casalinghe..Così le facce che fino a ieri hai visto al bar, o in piazza, o, che ne so? in macelleria a venderti la carne, (dico così..non conosco nessun macellaio candidato, ma ci sarà di sicuro..), le vedi ora "appiccicate" ai muri, a sfoderare il loro miglior sorriso, o, quelli che ci hanno i denti storti, o marci e neri magari dal fumo di una vita) a far bella mostra del loro volto serio!!! E non pensiate che i partiti siano il PdL o il PD, o altri noti..No: son tutte ( o quasi) liste civiche, dai nomi fantasiosi, e dagli slogan altrettanto, che, se li leggi, non ci capisci un tubo di quella che può essere la loro appartenenza!..Ma, tanto, cosa importano qui, queste cose? Basta sapere di chi sei amico, o di chi sei parente, o per chi lavori..Lo sanno tutti che Turi o Alfio sono amici di Giuvanni e di Pippinu..e che mai si metterebbero ccu Petru..!!!
Tutti ci provano perchè in fondo bastano pochi voti..e il gioco è fatto..E ci si "sistema" per un pò..coi gettoni di presenza, ma anche con tutte le altre varie "opportunità" (di lavoro, di favori, di concessioni, di entrare in certi ambienti..e restarci..ecc. ecc..ecc...) E ci si "sistema" pure se non si viene eletti: l'importante è avere assicurato, con il proprio voto e quello dei parenti, un certo, importante, numero di voti al candidato, quello vero, quello da eleggere sul serio..che poi "ringrazierà"..
Un'atra cosa. Siccome la politica è considerata una specie di giostra in cui chi sale non scende più, per tutte le generazioni a venire, (perchè quella "giostra", in realtà, è un distributore di manna), ecco che se il padre, o il nonno, o lo zio, ci sono già stati, fanno "salire" il figlio, o la nipote, o il cuginetto..Tutti dai 18 anni insu, fino ai 25 circa..Sono i giovani la società del futuro, no?
E i comizi, dovreste vederli, i comizi! Altro che vedere in televisione la Sicilia di Moltalbano a Vigata e Montelusa! Qui è tutto "live"!
Che poi, rifletto, se vivessi in un posto dove l'amministrazione brilla per efficienza e dedizione ai bisogni dei cittadini, avrei anche poco da dire, su tutto ciò...Il fatto è, invece, che io so benissimo, perchè ci vivo, come vanno le cose, qui..Tanto per citare qualche esempio, negli asili pubblici le mamme sono "costrette" a comprare sapone, detersivi e quant'altro, e a pagare di tasca la mensa, altrimenti il bambino non resta il pomeriggio, oppure deve mangiare panini ogni giorno...Ancora, le strade sono spesso dissestate, poco illuminate, mal segnalate, e piene di buche, di erbacce, e di cacche di cani (i cui padroni ameranno si il loro cane, ma quanto a civismo..se fossero cani essi stessi..sarebbero almeno scusabili..). Altro esempio. L'ospedale, costruito in soli(???!!) 40 anni (più o meno), che serve un consistente bacino di utenza, compresa quella pedemontana, sta per chiudere..(si sa,bisogna risparmiare..) perchè sarebbe uno spreco..E' troppo vicino (??!!) ad altri ospedali della provincia..!!??!!!! Il tutto tra l' indifferenza (sincera) e le parole (false e plateali) degli amministratori attuali, e futuri (che, tanto, si sa già chi saranno..) !!
Certo, mi si dirà, c'è sempre l'opposizione..Che fa l'opposizione?....Nel migliore dei casi..fa quel poco che può, e combatte contro i suoi mulini a vento...Nel peggiore...è connivente sottobanco...
Ecco, io mi sforzo, sempre, di essere ottimista, ma.....il MA è ENORME...Come si fa? Come si fa ad essere ottimisti con questo "quadro" davanti agli occhi?..E dimenticavo una cosa..Dimenticavo di fare un esempio, almeno un esempio di un "tipico" argomento di persuasione elettorale..Sapete qual'è uno, ancora oggi nel 2008? "Tizio (poniamo un ex sindaco..) ha fatto fare la strada, qui! E ci ha portato la luce! E l'acqua" (!!!!!!!!??????!!!!!) "Lo dobbiamo votare per forza! Riconoscenti dobbiamo essere" (!!!!!?????!!!!!!)
Meno male che manca solo una settimana (la più dura..ma è l'ultima)!
giovedì 5 giugno 2008
Breve sulla monnezza
I rifiuti, lo dice la stessa parola, non li vuole nessuno.Tutti li negano e tutti li rimuovono, purtroppo solo in senso psicologico.. Sono come la cacca in mezzo al corridoio fatta dal bambino: si vede, e puzza, ma il bambino la nega.
Napolitano, solitamente molto cauto, sol perchè si "permette" di parlar chiaro, e cioè dice quello che tutti sanno, che "i rifiuti tossici vengono dal Nord", suscita le ire della Lega che "prontamente" insorge..proprio come il bambino che ha fatto la cacca. Tal quale! Maroni dice che il popolo del nord non è più disposto ad accettare simili accuse e Castelli che è la solita storia del voler dare la colpa a quei "cattivoni" del Nord per i mali del povero sud.
E basta!..E io mi rifiuto di veder sempre questo teatrino dei rifiuti!
Comunque...perchè non pensiate che mi interessi solo all'approccio "da sfogo" (ma quando ce vuò ce vuò..) vi lascio qui il link di tre interessanti e documentati articoli su Nazione Indiana 2.0, due pubblicati ieri, ed uno oggi.
martedì 20 maggio 2008
Oltre il "bisogno" del nemico
Problemi di sicurezza e presenza di immigrati nel nostro Paese: pare non si parli d'altro, nel nostro Paese. Anzi si, si parla anche di monnezza, in verità, ma, a ben vedere, i due argomenti non sono distanti tra loro: possono "prendere fuoco" entrambi.(.!!??!!)
Anch'io come tanti, nei loro blog, mi sento di dire la mia al rigurado, concentrandomi sui primi due temi che ho nominato, sebbene abbia già espresso come la penso, commentando altrove.
Non vi è alcun dubbio che uno dei temi a cui il centro-destra deve la sua vittoria sia stato quello di aver saputo cogliere i diffusi e legittimi bisogni di sicurezza della gente. Ok! Ora però, raggiunto l'obiettivo elettorale, gli animi agitati al massimo contro la massiccia presenza di stranieri sono rimasti tali, ed occorre (tutti) fare fare i conti con gli esiti di questi atteggiamenti di chiusura, xenofobia e razzismo. Proprio così, chiamiamo le cose con il loro nome. Tali "esiti" stanno già generando altri "esiti". Le violenze subite dagli stranieri - tante certo, ma sempre minori di quelle subite dai nostri stessi connazionali che delinquono, come le statistiche e non l'emotività, ci dicono - stanno già generando altre violenze messe in atto "per protezione" da quanti si sentono "incoraggiati" a compiere azioni collettive e giustizialiste sommarie..E dobbiamo spegnere roghi appiccati da italiani..Ed assistere a sgomberi legali compiuti con modi tanto discutibili da spingere il cardinale di Milano a far sentire la propria voce nei confronti dell'amministrazione comunale, in difesa dei più elementari diritti umani..
Il tutto, mentre le cause reali che determinano violenza urbana e insicurezza non vengono intaccate.
Mi riferisco in particolare ai mancati sforzi di inclusione/integrazione degli immigrati (non a caso l'Italia non ha mai chiesto fondi UE per progetti di integrazione), alla diffusa illegalità nel nostro Paese ed all'incertezza della pena.
La conseguenza è che lo staus quo, fatto di caste di intoccabili da un lato e di capri epiatori dall'altro, resta immutato e fortificato. Non solo, si mantiene "utilmente" (!?) "impegnata" l'attenzione generale contro il "nemico" comune (gli stranieri, soprattutto Rumeni, che per ora vanno "di moda, contrariamente a qualche decennio fa in cui "andavano" di più gli Albanesi..), con buona pace del "manovratore".. Io "leggo" così il panorama sociale e politico di questi giorni.
Detto questo, a scanso di equivoci, dico anche che non scuso affatto la sinistra nel suo "oggettivo"aver sottovalutato, per anni, i problemi attinenti alla sicurezza, lasciando che la situazione esplodesse e lasciando vuoti di risposte facilmente riempibili dal centro destra. A tal punto che ormai sembra che la questione sicurezza sia appannaggio esclusivo di quel versante poltico e che i metodi per farvi fronte siano solo quelli proposti dalla destra. Non è così. Non esistono solo le politiche dei "muscoli". E a me queste non piacciono. Non mi piace lo sfoggio di forza. Tanto meno se, alla ricerca (tardiva) di consensi, lo fa la sinistra. Ovviamente, nè a me, nè a nessuno piace sentirmi insicura. Se giro per Catania voglio poter camminare senza essere infastidita da stranieri ubriachi o da bulletti locali, come invece è facile che accada, ed è accaduto. Voglio sicurezza, ma non voglio sfoggio plateale di forza. L'una cosa non esclude l'altra. Non vedo perché, per ottenere ordine, non basti la fermezza e la certezza di non restare impuniti, e si debba fare appello a manganelli, ripulisti ed espulsioni di massa. E non vedo nemmeno perché devo "giustificarmi" io se la penso così, dovendomi considerare "buonista", io che non sono nemmeno buona..
Credo semplicemente che, alla lunga, "paghi" molto di più, proprio in termini di ordine e sicurezza, una politica di integrazione e di educazione ad una società multietnica (inevitabile e necessaria, peraltro..siamo a crescita sotto zero e c'è bisogno di forza lavoro..) che una poltica di corto respiro, a base di sgomberi ed esclusioni.
D'altra parte gli Italiani non sono certo un popolo di agnellini mansueti e onesti! Come non credo, lo siano, in modo assoluto, gli altri popoli. Perciò, ammesso che la cosa sia realizzabile, non penso sia nemmeno agognabile un'Italia resituita ai soli italiani di "razza italica" pura. (!!!???) Anche perchè, col prevalere delle logiche di esclusione non so dove si possa andare a finire..Al boia?..Oltre? E..dopo ancora?..Non ci sarebbero forze repressive che bastino..E lo stiamo vedendo..Ormai come "nemico" vanno di moda i Rumeni e per combatterli vanno di moda le ronde..Ci sono ronde di tutti i colori..E poi ci sono anche le ronde contro le ronde (quelle degli immigrati per difendersi dalle ronde..) E poi ancora ci sono gli immigratti che partecipano alle manifestazioni contro gli immigrati...
E si va così..di ronda in ronda...Tutti nemici gli uni degli altri..Dei vicini e dei lontani..Nemici da combattere...in una logica da far west..
Controllo del territorio, certo. Ci vuole e va fatto sempre. E da tutti bisogna guardarsi, senza "sconti" o "rincari" in base ai documenti di identità. Ma non ci vuole solo questo. Altrimenti , se non si mette un freno a tutto ciò, mi sembra che rischiamo solo di diventare una società che si logora e si autodistrugge da sola..Sprechiamo energie così...Non risolviamo i problemi..Anzi, li peggioriamo.
Siamo realistici, usiamo si la fermezza, ma smettiamola di enfatizzare le paure..
E smettiamola pure di essere "tolleranti", che significa (mal)sopportare qualcosa che non ci piace..
Accettiamo invece l'evidenza dei fatti: gli immigrati non possiamo rimandarli tutti indietro. E dobbiamo integrarli.
Ma per farlo non pretendiamo da loro di essere migliori di noi. Chè se no, più pretendiamo l' "impossibile", più li manteniamo nell'illegalità, più propensione avranno a delinquere. Si caccia forse via un Italiano dall'Italia sol perchè non ha un reddito sicuro? Dovremmo autoescluderci in tanti allora..
Non fermiamoci al livello della soddisfazione ancestrale di avere un nemico da combattere (come collante sociale, e come strumento di consenso politico), e passiamo oltre...Perchè se no restiamo solo alla "puzza" .
Il nemico ha sempre "puzzato", da che mondo è mondo.Il nemico sempre puzza, e tale Berillon all'inizio della guerra mondiale (1915) scriveva un "La polichesie de la race allemande" dove dimostrava che il tedesco medio produce più materia fecale del francese, e di odore più sgradevole(..) Mostruoso e puzzolente sarà, almeno dalle origini del cristianesimo, l'ebreo, visto che il suo modello è l'Anticristo, l'arcinemico non solo nostro ma di Dio (..) (dalla sintesi dell'intervento di Umberto Eco all'Università di Bologna su "Elogio della politica" pubblicata da "la Repubblica di venerdì 16 maggio 2008) Capisco che se si ha un nemico e si invita alla lotta contro questo "nemico", il successo garantito (vedi ebrei per i cattolici, i barbari per i Romani...Bin Laden per l'amministrazione Bush..) E che anche in famiglia è spesso così: il caprio espiatorio, la pecora nera, è funzionale all'unione familiare: tutti contro il diverso. Queste cose le ho sempre pensate e riflettute. Chi mi conosce (anche nella vita) lo sa. Ma non possiamo fermarci a questo livello.
Sforziamoci di capire, prima di escludere..Spostiamo gli accenti verso l'inclusione..E facciamolo con autorevolezza..Come faceva il maestro di un tempo che sapeva farsi valere in una classe di delinquentelli, riuscendo a "domarli" con l'affetto e la fermezza..
E non credetemi un'illusa idealista..(che magari lo sono, ma per altro..) Chi nei campi e sulle strade, non seduto nella comode poltrone del Parlamento, si è "sporcato" le mani e i piedi, prodigandosi per l'integrazione sa quanto positivi siano i risultati del dialogo e della comprensione reciproca e quanto dannosi invece i discorsi fatti solo di chiusure/barriere/ sbarramenti/veti/divieti/proibizioni.. Ci vogliono anche questi, certo (chi dice il contrario?), come si fa ( o si dovrebbe) fare appunto anche in ogni famiglia che educa i propri figli)ma si deve anche dimostrare capacità di comprensione accanto alla fermezza. Perfino in Romania, dove la presenza Rom è notevole, e i Rom non sono integrati, lo hanno iniziato a capire. E stanno spendendo soldi dell'UE, messi a disposizione per le politiche di integrazione. Loro si, noi no? E perchè?
Infine, un esempio di opinione simile alla mia da parte di un "insospettabile": il questore di Udine (Padulano, si chiama), a cui nemmeno garba un ordine pubblico "muscolare" e che ha fatto dell'integrazione la sua "ricetta" di ordine pubblico. Integrazione, convivenza, responsabilizzazione dei capi delle comunità straniere locali: a Udine funziona così. Il risultato di questo approccio è confortante in termini di sicurezza e statistici. (da "Il couscous della Polizia" di Alessandra Longo, su "la Repubblica" di ieri, lunedì 19 maggio 2008)
martedì 29 aprile 2008
Che tempi, di questi tempi!
Scusatemi per i toni da sfogo e l'eccessiva ironia, magari evitabile, ma..stasera è così..E ormai mi conoscete..
P.S: Se vi piace mangiare nero, se non vi impressiona avere le labbra nere, e la lingua pure, vi consiglio la "pasta al nero di seppia": un'ottima ricetta (non a caso;-) catanese. Buona davvero! Sono disponibile per consigli su come cucinare (e mangiare) bene il nero (della pasta)!!!!:-)
martedì 15 aprile 2008
Dopo le elezioni
I fatti con cui fare i conti sono:
- la vittoria di Berlusconi e del centro-destra
-la polarizzazione del panorama politico
-la scomparsa delle "ali", sinistra e destra
-il rafforzamento dei localismi
Le considerazioni che mi sento di fare sono:
- la polarizzazione, comunque sia avvenuta, è un fatto nuovo e non mi sembra negativo perchè dà maggiori garnzie di governabilità
-c'è una crisi di rappresentatività troppo pronunciata, a cui occorre trovare una soluzione democratica senza per questo rinunciare ai benefici del bipolarismo
- bisogna guardare, e andare, avanti, senza sterili e nostalgici rimpianti per il passato, facendo tesoro delle esperienze fatte.
L'Italia è cambiata, non fa scelte ideologiche, guarda poco ai valori e molto ai problemi concreti, vuole risposte semplici ed efficaci, e a misura "locale". E poi è stanca, e in crisi. E infine ha una cultura democritica non così solida come ci si era illusi che avesse, specie dopo (l'ormai dai più dimenticato) ventennio fascista. E' un'Italia, mi pare, che risponde in modo, dopotutto, simile a quello di un qualunque altro paese che attraversa un periodo di crisi (sociale, politica, economica ed istituzionale), ossia reagisce pretendendo, legittimamente, sicurezza e stabilità, magari anche a spese del pluralismo e della rappresentatività. Ma che lo fa con "contenuti" molto "atipici", quasi di "colore", mi viene da dire, come i "fenomeni" Bossi, Berlusconi, Lega Nord dimostrano di essere, tanta è la loro diversità rispetto ai partiti di centro e di centro destra europei, e, per alcuni, per certi versi, anche rispetto alle stesse regole democratiche.
Detto questo, aggiungo a margine solo una nota meno "fredda" per concludere. Per quanto mi riguarda, continuo a restare tra quelli che credono nella democrazia e nell'importanza del dare priorità ai diritti dei più deboli, di contro alla difesa dei poteri acquisiti, secondo logiche di esclusione. In altre parole, il mio cuore è, e resta, a sinistra. E mi auguro che questa sconfitta si trasformi in una opportunità, di un percorso nuovo, (ri)fondato da e con la base, con energie nuove e giovani a sostegno, o in sostituzione, di quelle vecchie, che hanno deluso e perso.
venerdì 29 febbraio 2008
Chi li ha portati i soldi in Liechtenstein?
domenica 24 febbraio 2008
Lo stivale capovolto dipinto di rosa
Su Repubblica di sabato scorso, ho letto un entusiastico articolo sulla politica siciliana al femminile firmato da Francesco Merlo. L'entusiasmo, motivato e condivisibile, era dovuto al fatto che pareva profilarsi all'orizzonte politico un "duello" tra donne, una di destra, Stefania Prestigiacomo, e l'altra di sinistra, Anna Finocchiaro, quest'ultima insieme ad un'altra donna, Rita Borsellino. Una sfida "più spettacolare ed intrigante della inedita sfida tra Hilary e Obama". E il motivo Merlo lo riassumeva nel dire che si sarebbe trattato di una battaglia tra la Bella (che in questo caso aveva tutti e tre i volti delle donne politche siciliane ) e la Bestia, la mafia. Fin qui..i sogni..Già il nostro bravo Sebastiano Messina aveva vagheggiato una sfida simile (anzi forse fu il primo) dalle pagine di Repubblica qualche mese fa, quando la cosa pareva campata in aria e la Prestigiacomo predicava una sua indisponibilità al riguardo..Dopo i sogni..il risveglio..Era solo una fantasia..Non era il concretizzarsi della sfida tra il volto nuovo e complesso della Sicilia, rappresentato bene da una donna, e la vecchia Sicilia affaristica..E l'intrigante spettacolo della sfida femminile per la conquista dell'"isola più maschile e dunque più presuntuosa del mondo", ammiccante e "cannolofaga" è svanito prima di iniziare..Peccato! E dire che, capovolgendo lo stivale, la Sicilia avrebbe "sovrastato" e fatto sognare tutti gli italiani, credo, mettendo in atto una simile sfida rosa..E avrebbe segnato anche, qualunque delle due avesse conquistato lo scettro del "regno di Sicilia", tutta la politica italiana in modo positivo..Avrebbe rappresentao un vero rinnovamento..Invece..invece, lo stesso Merlo ne era consapevole, scrivendo ieri il suo articolo, e ne erano consapevoli anche, i giornalisti siciliani nel commentare, nei giornali locali, la notizia e lo stesso articolo di Merlo(mi riferisco in particolare al fondo di Domenico Tempio su La Sicilia di oggi, domenica) i potenti siculi, alias Lombardo, Cuffaro, Miccichè non la avrebbero mai davvero realizzato, un simile sogno. E, come è ovvio, ne eravamo consapevoli tutti..e non solo in Sicilia..Era solo un bluff..o..una mossa di facciata, per riequilibrare i giochi tra cosche, pardon, tra fazioni, pardon, tra partiti e intra partiti a livello siciliano e non solo..Si, perchè, mai come ora mi pare che la Sicilia stia pesando nella politica nazionale..Ma non mi sento, per questo, inorgoglita, affatto..Vedo, come tutti, del resto, un gioco di scambi..promesse..minacce..vendette..alleanze di potere...giocato in Sicilia, ma che fa "punti" pure in Italia..Un gioco basso..dove, con ogni probabilità ad un Cuffaro, fiero iniziatore dell'antropologia cannolofaga, succederà un Lombardo, per nulla sorridente o "vasa-vasa", ma..pur sempre della stessa "pasta" (indigesta..) Che occasione sprecata! E che squallido spettacolo!..L'unica nota (molto) positiva è che in Sicilia, contrariamente al restod'Italia, la sinistra si unisce, si presenta compatta..Magari non basterà, e quel che è peggio, rischia di far "bruciare", ancora una volta ottimi nomi come la Borsellino, ma è una bella lezione..E, per quanto mi riguarda, ora, sulle regionali almeno, ho le idee chiare.
martedì 19 febbraio 2008
Alla leggera con Ascanio Celestini
Pensavo di postare qualcosa di politica..sulle elezioni..Ieri avevo in mente una cosa, ma..ormai è passato il suo momento..e non se ne fa più niente..Anche perchè ho poca voglia, almeno oggi, di farmi prendere dalla politica e da spunti vari di discussioni serie..che poi mi fanno accalorare troppo..:-) Oggi no...Allora m'è venuta in mente un cosa di Ascanio Celestini, bravissimo attore e autore..La avevo letta e apprezzata su "I viaggi" di Repubblica del 31 gennaio scorso..E siccome l'a avevo "conservata", ve la posso proporre adesso, qui da me..Prima di "incollarla", vi dico che io, dopo averla letta, ho sorriso, e ho pensato che Celestini è stato bravo a rendere l'animo e gli atteggiamenti dell'italiano medio, facendolo in modo piacevole e accattivante, ma senza scadere nel qualunquismo
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CINQUANTA MORTI in Kenya è la seconda notizia del telegiornale.La prima è l’intreccio di dichiarazioni tra Berlusconi e Prodi. Per il primo l’Italia cresce meno della Spagna. Per il secondo gli spagnoli stanno ancora indietro. E il giornalista che dice? Io mi aspetto che smascheri il trucco. Che sveli chi dei due è il bugiardo e invece lascia la questione a mezz’aria scivolando nel secondo argomento. Si apre il sipario sui morti africani. Anche quando morì il quinto operaio di Torino la prima notizia di quello stesso telegiornale era un’altra. Si parlava del freddo. Uno scoop considerando che era inverno.QUANDO MUORE qualcuno che conosco penso “capiterà anche a me”. La morte diventa un fatto concreto. Man mano che la questione si allontana perdo la concentrazione e l’interesse.Coi morti annunciati in televisione all’inizio cerco di immedesimarmi. Se si tratta di un bambino penso a mio figlio, sto male e devo cambiare canale. Se si tratta di qualcun altro seguo con l’attenzione della ragione, ma distaccato nei sentimenti. Se la questione si svolge altrove, tra altra gente di alcune culture e continenenti spesso mi distraggo. Penso che potrei approfondire sul giornale o su internet. Ma quasi mai me la vado a ripescare, perché il telegiornale corre e io non faccio in tempo a capire di cosa si tratta che siamo già arrivati alla ricetta del giorno. Dal Parlamento al baccalà coi ceci passando per le stragi africane. Vedo tre telegiornali di seguito e aumenta solo la mia confusione. Chi ha ragione tra Prodi e Berlusconi? Perché sono stati bruciati vivi in Africa? Quanto deve stare a bagno nell’acqua il baccalà prima di essere cucinato? E i ceci?MI CAPITAVA la stessa cosa al liceo quando cercavo di tradurre le versioni dal greco. Una volta feci nuotare un filosofo verso Socrate. Mi scusai col professore, dissi che “pensavo stessero alle terme”. Sul mio foglio protocollo le parole antiche erano tutte tradotte in italiano moderno, ma il senso era perso. Per due ore ero rimasto impigliato tra néw e néoz e intanto i miei filosofi invece di ragionare galleggiavano nell’acqua come i ceci e il baccalà. Ma davanti al greco antico non ero preoccupato come davanti al telegiornale. Volevo solo che il compito in classe finisse presto. Che finisse il liceo. Che la scuola affogasse in quell’acqua stagnante in qui nuotavano i filosofi morti. Mentre con le notizie del mondo vorrei farci i conti e non posso perché il giornalista traduce la realtà peggio di come io traducevo le versioni al liceo. Bisognerebbe rimandarlo a settembre come successe a me e invece viene mandato in onda. Mescola i morti col baccalà, Prodi con Berlusconi e trasforma la realtà in una storia trascritta sommariamente da una lingua morta. In sintesi: in Africa c’è una guerra che nessuno racconta per coprire le responsabilità dell’occidente ricco che per ogni euro che gli regala con la beneficenza, se ne riprende dieci con lo sfruttamento delle risorse e il pagamento del debito. Il baccalà salato deve stare a mollo almeno due giorni, per i ceci può bastare una notte. Per trovare un senso ai discorsi tra Prodi e Berlusconi non basta una vita intera.

